Palazzo reale come l’asso pigliatutto. Si salvano solo l’Anfiteatro e il Mitreo

Europa

Confermato il trend positivo per Palazzo Reale (negli ultimi anni l’incremento è costante), anche se le altre realtà museali della provincia viaggiano in affanno, eccezion fatta per Santa Maria Capua Vetere. Per quanto riguarda la Reggia, l’aumento percentuale di presenze più alto in Italia nel 2017 (22,80%) conferma i numeri del 2016, quando i visitatori erano saliti da 564.000 a 683.000 rispetto all’anno precedente, con un incremento del 37%, numero che saliva fino ad un +56% sul versante degli introiti (saliti a circa 3 milioni di euro). Segni tangibili del nuovo corso di Felicori, che dal 2015 aveva invertito un cammino in negativo: nel 2014 le presenze turistiche si erano infatti attestate a 400.000 (con due milioni e 300mila euro di introiti), ma in questo caso c’era stato un calo rispetto all’anno precedente, peraltro nei turisti ma non negli introiti: nel 2013 i visitatori erano stati infatti 480.000 e gli introiti poco meno di due milioni. Questo era avvenuto per le diverse dinamiche sul numero degli ingressi gratuiti e su quelli a pagamento. Non è stato peraltro un cammino facile, anzi piuttosto tormentoso specie dal punto di vista dell’approccio culturale, quello del complesso vanvitelliano dall’inserimento nel patrimonio Unesco, risalente ormai a venti anni fa, con alti e bassi che si sono succeduti. Basti pensare che nel 1997 la Reggia contava un milione di visitatori, ma con la grande maggioranza di biglietti gratuiti, per cui gli introiti arrivavano a superare di poco i due miliardi di lire, l’equivalente di un milione di euro. Il fattore Unesco aveva però giocato al contrario: nel 1998 gli ingressi erano scesi a 667.000 con introiti pari a poco più di 500.000 euro. Lento e faticoso il cammino in ripresa: nel 2000 erano stati registrati 780.000 ingressi con 618.000 euro di introiti. Nuovo calo negli anni successivi, in un primo momento negli ingressi ma non negli introiti: nel 2004 i dati consegnavano 692.000 ingressi ma anche un introito pari ad un milione e mezzo. Nel 2006 invece 514.000 ingressi e poco più di un milione di introiti. Nel 2012, infine, ingressi sempre a quota 500.000 ma introiti ad un milione e ottocentomila euro. Livelli poi mantenuti nell’anno successivo, per poi scendere nel 2014, come già si è visto. E poi lo scatto in avanti, un’onda lunga positiva che tutta Italia guarda ed ammira, ma che non riesce ad uscire fuori dal perimetro borbonico. Se infatti sale, e tanto, la Reggia restano invece al palo le altre realtà museali in provincia. Che non sono poche, e soprattutto hanno una loro valenza ed una potenzialità ancora da esprimere completamente quale volano di sviluppo del territorio. E invece sono poco conosciute e di conseguenza poco visitate. Fatta eccezione per il circuito di Santa Maria Capua Vetere, che raccoglie l’Anfiteatro campano, il Mitreo ed il Museo archeologico “Antica Capua”. Il cui incremento è ancora più alto rispetto al complesso vanvitelliano, toccando un +30% rispetto al 2016 sottolineato anche nel report del Mibact. Qui però c’è da considerare che si tratta di biglietti staccati e non di visitatori in senso stretto, per cui è possibile che una stessa persona venga conteggiata più volte, per ogni ingresso nelle tre aree museali. Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Alifae (ad Alife, 2700 ingressi nel 2016), il Museo Archeologico di Calatia a Maddaloni (oltre seimila ingressi nel 2016), la Real Tenuta di Carditello (chiusa al pubblico), il Museo archeologico statale dell’Agro Atellano (4.744 ingressi), Museo Archeologico di Teanum Sidicinum a Teano (8.696 ingressi) ed il teatro romano di Teanum (344 ingressi). Numeri che raccontano un’altra realtà, e che testimoniano più di ogni altro ragionamento la necessità di integrare l’offerta turistica, rendendola maggiormente inclusiva rispetto ad un territorio nel quale si stenta a considerare la cultura come risorsa.

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